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annuario 2025

Il mercato TV in Italia: analisi dei dati tra resilienza lineare e spinta digitale

L’analisi di Sensemakers rivela un ecosistema unico nel panorama internazionale. Nonostante la transizione digitale globale, l’Italia mantiene specificità strutturali che meritano un approfondimento basato sui dati di consumo, demografia e nuove abitudini di fruizione.

L’unicità del mercato italiano

Oggi la TV lineare in Italia registra un consumo superiore alle 3 ore e 15 minuti giornaliere. Si tratta di un volume di ascolto superiore del 60% rispetto ai paesi anglosassoni e del 20% rispetto alla media dei principali mercati europei.

Questa resilienza è favorita da due fattori:

  1. Qualità editoriale: Un’offerta che continua a intercettare il pubblico nazionale;
  2. Sistemi di misurazione: La trasparenza e la competitività del mercato, garantite da parametri certi, hanno permesso lo sviluppo della qualità e della competizione.

Anche gli andamenti recenti confermano questa tenuta: nel 2025 l’erosione registrata in Italia è stata del 2,7-2,8%, meno della metà rispetto alla perdita di audience osservata negli altri mercati europei.

Demografia e “passaggio d’epoca”

L’audience televisiva è fortemente influenzata dalla struttura demografica del Paese: il 70% dell’ascolto è generato da individui sopra i 55 anni.

Storicamente, l’invecchiamento portava a un aumento del consumo lineare ma oggi assistiamo a un cambiamento strutturale: per la prima volta, le generazioni più mature utilizzano massicciamente il digitale.

  • Consumo digitale 45+: crescita del 14% anno su anno sul secondo schermo (smartphone/tablet);
  • Connected TV: il cluster che cresce maggiormente nell’utilizzo delle TV connesse è quello degli over 65, spinto anche dai processi di switch-over tecnologico.

La sfida dei Broadcaster: Social e Total Audience

Il 2025 si è presentato come un anno di chiaroscuro. Senza grandi eventi sportivi, la crescita della Total Audience (visualizzazioni e tempo speso) è stata meno marcata rispetto agli anni precedenti, con un’incidenza sul consumo totale piatta (dal 3,7% al 3,9%).

Il vero cambio di paradigma riguarda la distribuzione:

  • Contenuti Social: I video pubblicati dagli editori sui social network sono raddoppiati, arrivando a triplicare su TikTok;
  • Reach incrementale: per un operatore come RAI nella fascia 25-34 anni, il 21% della reach deriva da fruizione “Digital Only”.

Ignorare queste forme di distribuzione significa non interpretare correttamente gli andamenti di un mercato dove il contenuto viene disrtibuito e fruito su piattaforme terze, ma rimane di proprietà dei broadcaster.

Consumo VOD e investimenti pubblicitari

Esiste oggi una tensione tra fruizione a palinsesto e Video on Demand (VOD). Sebbene i player nazionali dominino l’ascolto complessivo , nel segmento VOD la situazione si inverte a favore degli streamer internazionali.

Attualmente, il VOD rappresenta il 15% del totale, ma l’offerta dei broadcaster nazionali è ancora sbilanciata sulla Catch-up TV (il 92% della fruizione digitale riguarda contenuti integrali già andati in onda). La sfida futura risiede nella creazione di contenuti nativi per il digitale e formati short.

Il mercato pubblicitario: L’80% delle famiglie italiane con banda larga ha almeno un abbonamento streaming. Con la saturazione degli abbonamenti, gli streamer si stanno spostando sulla pubblicità: si stima che il 38% degli utenti Netflix e la totalità di quelli Prime Video siano già esposti a configurazioni pubblicitarie. Secondo le previsioni di Una, l’investimento sulla TV lineare è in contrazione, mentre cresce del 20% l’Advanced TV.

Questo studio è stato presentato durante l’evento di presentazione dell’Annuario 2025 della Televisione Italiana.
Per maggiori approfondimenti e informazioni sulla ricerca, è possibile scrivere a info@sensemakers.it.

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